SHARN — Un team dell’Università di Morgrave guidato dal professore di Antichità Casimir ir’Tannan ha annunciato su Wir di aver decifrato il Codice di Vvaraak, un enigma che da decenni affascina crittografi, linguisti e storici.
Il Codice, creato più di cinquemila anni fa da un drago di nome Vvaraak, compare su iscrizioni rinvenute nelle rovine sparpagliate per Khorvaire.
«I caratteri e i simboli del codice non corrispondono a nessuna lingua antica conosciuta — ha spiegato ir’Tannan — ma abbiamo notato ricorrenze nella sintassi, nell’ordine con cui i simboli si susseguono.»
La chiave per decifrarlo, ha aggiunto, è stata raccogliere la più vasta collezione al mondo di reperti vvaraakiani. L’Università di Morgrave ha impiegato i propri ricercatori, spedizioni della Wayfarer Foundation e explorer indipendenti per copiare o acquisire ogni esempio di iscrizione.
«Per decrittare qualcosa serve un campione il più ampio possibile.»
Le iscrizioni si trovano ovunque: nella Città Perduta di Harad-Nui al largo di Q’barra, nelle Miniere di Blazegold in rovina nei Mror Holds, nei Sigilli di Aal’drash nelle Shadow Marches.
Resta però un mistero: perché il Codice di Vvaraak resiste alla magia divinatoria?
«Abbiamo provato ogni tipo di divinazione — persino il commune o il contact other plane — ma niente. Alla fine è servita soltanta crittografia “bruta” e l’ingegno straordinario del mio team.»
I risultati, completi di lessico, saranno pubblicati nei prossimi mesi.
«Come ci troviamo sulle spalle dei grandi storici che ci hanno preceduto, spero che le nostre scoperte ispirino la prossima generazione di studenti.»
Le reazioni accademiche, però, sono contrastate. Athuran Happlestep, professore emerito di storia all’Università di Korranberg, ha definito l’impresa «tipica irresponsabilità di Morgrave».
«Sappiamo poco di Vvaraak, ma sappiamo questo: intrappolò o uccise molti mostri provenienti da dimensioni lontane. Ora che chiunque può leggere le sue iscrizioni, cosa impedirà ai tombaroli di aprire sigilli misteriosi e liberare orrori che il mondo non vedeva da millenni?»
